Condividi sui Social

News ⇒ FOTOVOLTAICO E RISPARMIO ENERGETICO

COMUNITA’ ENERGETICHE, ENERGY SHARING, MICROGENERAZIONE DISTRIBUITA:

Queste le novità inserite nel nuovo decreto milleproroghe.

Nel decreto milleproroghe è stato inserito un emendamento col quale anche in Italia sarà possibile realizzare impianti in condivisione.

Con tale  emendamento anche i condomini potranno installare un impianto fotovoltaico sul tetto o sulle parti comuni, dividendo l’elettricità prodotta tra tutte le famiglie.

Una grande innovazione, già in uso in altri paesi europei, che consentirà di superare una serie di ostacoli  che oggi impediscono di accedere ai vantaggi derivanti dai sistemi energetici che sfruttano le fonti rinnovabili.

Il primo caso di Comunità Energetica in Italia risale al 1921, quando in Alto Adige un gruppo di agricoltori ed artigiani diedero vita ad una società di produzione idroelettrica! un altro esempio è la cooperativa E-Werk Prad, nata nel 1926 e proprietaria della rete di Prato allo Stelvio (Bolzano) che gestisce 17 impianti di fonti pulite in grado di coprire tutto il fabbisogno energetico del territorio comunale.

Molti paesi europei, come la Germania, la Danimarca e l’Olanda, vantano la  presenza di innumerevoli cooperative energetiche, ottenendo un aumento delle ricadute occupazionali e di ricchezza per tutto il territorio.

Anche negli Stati Uniti le Comunità Energetiche, introdotte con una legge del 2002, hanno portato diversi benefici attraverso la costituzione di  Community Choice Aggregation (CCA). In California 160 tra città e contee hanno dato vita a 19 CCA con un bacino di utenza servito pari a circa 10 milioni di utenti.

Un’opportunità non solo per i condomini, ma per tutti i cittadini, commercianti, piccoli imprenditori e Comuni che insieme avranno la possibilità di condividere l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico.

L’energia potra’ essere consumata direttamente in sito oppure stoccata in sistemi di accumulo per poi essere consumata successivamente.

Oggi in Italia è consentito produrre e consumare energia solo nello stesso sito, e nel meccanismo di autoconsumo non possono esserci più di un consumatore e di un produttore. Questo sistema ha creato tante opportunità di sviluppo favorendo la diffusione dei sistemi energetici da fonte rinnovabile, escludendo però i cittadini residenti in edifici plurifamiliari, o soggetti associati che pur avendo aree disponibili, non possono installare un impianto fotovoltaico.

Le comunità Energetiche sono state introdotte con la direttiva 2018/2001, art. 22 (Direttiva Rinnovabili) nella quale si parla per la prima volta di strumenti che rendono più efficienti le installazioni di impianti da fonte rinnovabile.

Grazie a queste nuove strategie sarà possibile raggiungere gli ambiziosi obiettivi dello Stato che prevedono il raggiungimento della quota da rinnovabili pari al 32% entro il 2030, oltre a garantire tariffe inferiori rispetto alle compagnie elettriche presenti sul mercato.

Per raggiungere tali obiettivi è necessario aumentare la copertura di energia da fonte rinnovabile, incrementando l’utilizzo dell’energia pulita nelle ore di massima produzione (ore centrali della giornata), consumando all’istante l’energia prodotta invece che cederla alla rete.

A tal fine sarà necessario dotarsi di sistemi che rendano flessibile il consumo delle utenze, favorendo ad esempio l’uso di sistemi di accumulo, oppure con meccanismi di programmazione delle utenze che consentono l’ottimizzazione dei consumi nelle ore di maggior produzione delle rinnovabili. Questo sarà possibile implementando sistemi efficienti, quali ad esempio i veicoli elettrici o le pompe di calore che permettono l’approvvigionamento di energia anche nelle ore in cui si raggiunge il picco di massima produzione.

Ma vediamo un esempio pratico che può aiutare a capire come funzioneranno le Comunità Energetiche.

Consideriamo ad esempio un condominio la cui assemblea richiede l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto: l’energia prodotta dall’impianto potrà essere distribuita tra tutte le unità abitative presenti nel condominio. Oppure immaginiamo un gruppo di negozianti di un centro commerciale o un gruppo di piccoli imprenditori di una zona industriale, o di enti pubblici che si associano per realizzare un impianto di produzione.

L’iniziativa promossa da Legambiente e dall’associazione Italia Solare, prevede una prima “fase sperimentale”, nella quale sarà possibile installare impianti con potenza inferiore a 100 kw , lasciando più spazio alle installazioni in bassa tensione. Occorrerà inoltre individuare un  responsabile per il riparto dell’energia condivisa, sebbene il calcolo dell’energia condivisa sarà effettuato dal gestore della rete sulla base della lettura dei contatori installati.

Il fotovoltaico, quindi, si appresta a vivere una nuova fase che lo vedrà protagonista sul mercato, ancor più di quanto non lo sia attualmente, con grandi risvolti positivi sul fronte socio-economico.

Molti cittadini avranno la possibilità di installare impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile e di condividere l’elettricità autoprodotta secondo il principio della Energy sharing. La quota di energy sharing consentirà, inoltre, un abbattimento dagli oneri di sistema solo per la parte di produzione che viene consumata istantaneamente.

Insomma nei prossimi anni i cittadini potranno essere i veri attori dei mercati energetici, basati sempre più su prosumer e microgenerazione distribuita.

Risparmio in bolletta, riduzione delle emissioni di CO2, protezione delle forniture da eventuali blackout nazionali, sono questi gli obiettivi che l’Italia vuole percorrere, offrendo grandi opportunità in termini di gestione dell’energia.


Condividi sui Social

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.